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25 agosto 2019

Assalto alla collina: più cemento e meno bosco sulla collina del Forte Castello
del  Gruppo Consiliare Centrosinistra e lista per Laveno Mombello Cerro

 
Non c'entrano i garibaldini di storica memoria. È una storia più recente, lunga e complessa, che più volte abbiamo raccontato, almeno ogni volta che si è aperto un capitolo nuovo.  Si tratta di una vicenda che potrebbe avere come conclusione la distruzione di un bosco e la costruzione di una nuova strada e di tre nuovi palazzi sulla collina che sovrasta il golfo di Laveno, fra i condomini della via San Michele e la via alla Torre, che conduce al parco del forte Castello.
La storia inizia nel 1983, con altri proprietari dei terreni ed altri strumenti urbanistici, ma torna alla ribalta nel 2004, quando i proprietari Zagaria-Salvemini definiscono un accordo con l’Amministrazione comunale del tempo (leghista) che consentiva di edificare su quelle aree, grazie ad una variante all’allora vigente Piano Regolatore; aree che avevano acquistato ad un prezzo irrisorio perché dichiarati “agricoli”.
Nel 2005 l’Amministrazione di centrosinistra mette in discussione gli accordi e la possibilità edificatoria, ritenendoli onerosi per il Comune e non conformi alle vigenti previsioni di Piano Regolatore Generale. I proprietari ricorrono al TAR, perdendo. I terreni sono restati così inedificabili fino al 2012.
Nel giugno 2012 la giunta Giacon (sostenuta da Lega, Forza Italia, UDC e indipendenti) si impegna, nel PGT in fase di stesura, a rendere nuovamente edificabili quei terreni per via di un inesistente “diritto edificatorio”, con l’aggiunta di una nuova strada, giustificata riesumando una servitù di passo su terreni comunali, che era ormai prescritta, cioè inefficace.
Nel PGT approvato dal centrodestra, dunque, i terreni dei Salvemini diventano edificabili e nel 2015 la proprietà presenta un progetto per la strada che deve raggiungere i terreni interessati. La Commissione per il paesaggio esprime parere sfavorevole a tale strada, che interessa una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Dello stesso parere la Soprintendenza regionale ai Beni culturali.
Nel frattempo, i terreni sono ceduti all’immobiliare Chicco srl di Arcore che fa capo a Paola Canegrati, coinvolta con pesanti richieste di condanna insieme al consigliere leghista Fabio Rizzi, già sindaco di Besozzo, in un processo sulle tangenti nella sanità regionale. Contro il parere della Sovrintendenza, i legali dell’immobiliare Chicco srl ricorrono di nuovo, ma la Soprintendenza conferma il parere negativo.
In difformità dal parere negativo della Soprintendenza, il responsabile dell’ufficio comunale, al quale i legali della proprietà avevano peraltro in precedenza intimato un danno di 500.000 euro, rilasciava l'autorizzazione paesaggistica. Il Comune tuttavia non rilasciava il permesso di costruire e la proprietà otteneva la nomina di un Commissario ad acta per sbloccare la pratica. Il Commissario nominato dalla Provincia a sua volta rigettava il progetto della strada, perché non completo di tutte le opere da realizzarsi.  La pratica tornava al Comune, che la proprietà riteneva inadempiente. Veniva così nominato un altro Commissario ad acta, che a sua volta negava il permesso di costruire per la strada.
Anche contro questa decisione la nuova proprietà (all’Immobiliare Chicco è subentrata una nuova Società, la Argo Costruzioni srl di Besnate) presentava ricorso, questa volta nientemeno che al Presidente della Repubblica. Il Comune di Laveno Mombello ha presentato le sue osservazioni al Presidente della Repubblica.
Nel frattempo, la Argo Costruzioni presenta un progetto completo, firmato da due noti professionisti locali, comprendente la strada che sarà comunale e le tre palazzine, per il quale ha richiesto l'autorizzazione paesaggistica, di competenza della Comunità Montana. Questa volta la Soprintendenza regionale non si esprime e la Comunità Montana rilascia l'autorizzazione paesaggistica sull'intero progetto. Il Comune sarebbe ora costretto a rilasciare le autorizzazioni e, una volta definita una convenzione con il privato, si troverebbe in difficoltà a negare l’edificabilità.

L'area è sottoposta a vincolo paesaggistico sia perché è un bosco, sia perché vicino al lago. È poco sottostante al forte Castello e contribuisce a creare uno spazio verde tra il forte Castello e il parco Torrazze, fornendone una naturale estensione.
La strada di accesso alle palazzine (larga sei metri, con il suo corredo di opere di sostegno) taglierà esattamente a metà la collina poco sotto alla sede del CAI.
Il Comune avrà da mantenere una strada, che non porterà da nessuna parte se non alle palazzine e ai pochi parcheggi, che serviranno solo ai futuri proprietari e ai loro amici e parenti.
Questa è una delle eredità del centrodestra che ha approvato il vigente Piano di Governo del Territorio. Quando quel PGT venne presentato, il centrosinistra chiese di eliminare questo ambito di ricucitura, per l'evidente forzatura volta a rendere quei terreni, comprati come “agricoli” e senza diritto edificatorio, edificabili a tutti i costi, nonché per tutelare quello spazio verde immediatamente a ridosso dell'abitato. Ovviamente la richiesta cadde nel vuoto, respinta com’era abitudine del centrodestra, non senza supponenza.
Stiamo valutando ora quali percorsi attuare per salvaguardare la collina, perché si profila un evidente danno ambientale, ma anche perché la lunga storia sembra arrivare a un finale in cui non vince il bene comune ma gli interessi economici di chi? Degli Zagaria-Salvemini? Della Canegrati? Della Argo Costruzioni srl? O di chi d’altro?


 
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