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Depositata la sentenza di condanna per diffamazione all'ex sindaco Giacon
del gruppo consiliare Centrosinistra e lista per Laveno Mombello Cerro

 
Sono state depositate lo scorso 14 maggio le motivazioni della sentenza pronunciata il 14 febbraio 2019 dalla Sezione Penale del Tribunale di Novara che ha condannato, in primo grado, l’ex sindaco Graziella Giacon per il reato di diffamazione ai danni dell’assessore Enrico Rodari. L’attuale capogruppo consiliare del Centrodestra è stata condannata al pagamento di una multa di euro 800,00, delle spese processuali per un importo pari a euro 3.420,00 e di un risarcimento in favore di Enrico Rodari in ragione della lesione della sua reputazione, da liquidarsi in separato giudizio civile e quantificato a titolo provvisionale in euro 2.000,00.
 
Ricordiamo i fatti. La signora Giacon accusava in primo luogo Rodari di non avere un contatore apposito per la piscina. Questo significa che accusava Rodari di non pagare la tariffa giusta, perché all’acqua per la piscina è applicata una tariffa superiore a quella normale per uso domestico. Ma dove l’allora sindaco Giacon aveva trovato questa informazione? Ce lo dice lei stessa, durante il processo: da “una relazione rinvenuta in un fascicolo dell’Ufficio tecnico della Società che si occupava della manutenzione dell’acquedotto, ove veniva indicata una serie di nominativi non in regola con i contatori dell’acqua” tra cui quello di Rodari. Questo è quanto ha riferito la Giacon davanti al giudice.
 
Due sono le cose gravi. La prima, è che la Giacon si è basata su questa “relazione”, che non è un documento ufficiale, non è datato né protocollato; insomma, un appunto di non si sa quando. Chiunque, e ancor di più un sindaco, invece, dovrebbe basare le proprie affermazioni su dati certi e documenti validi, non su foglietti rinvenuti non si sa come in qualche cassetto! La seconda cosa, grave e anche un po’ ridicola, è che proprio su questa “relazione”, afferma il giudice, c’è un’annotazione che indica “ANNO 2008 INSTALLATO CONTATORE PER PISCINA” proprio accanto al nome di Rodari. Il giudice ha commentato così: “quando veniva pubblicato l’articolo, il fatto che Rodari facesse uso della rete idrica ad uso domestico per la propria piscina era notizia del tutto inveritiera, come era già desumibile dallo stesso documento da cui l’imputata (la Giacon, ndr) l’aveva tratta”! Insomma, non solo la Giacon si è basata su un foglietto, ma non ha neppure letto cosa c’era scritto sopra! Rodari veniva inoltre accusato di non aver pagato contravvenzioni che avrebbe preso con la sua auto. Su questo punto la Polizia Locale ha dichiarato che “non c’era più niente da pagare a nome di Rodari” e Equitalia ha dichiarato che “non sussistono partite scoperte in capo al contribuente Rodari Enrico”. Anche in questo caso, l’ex sindaco Giacon non si è nemmeno presa la briga di verificare: ha semplicemente scritto una bugia!
 
Come si legge quindi nella sentenza di condanna, “i fatti descritti e gli addebiti mossi alla parte civile sono risultati del tutto sforniti e la loro pretestuosità è stata confermata, in sede di istruttoria dipartimentale, dalla persona offesa, dai testi escussi e dalla documentazione acquisita, che hanno categoricamente smentito le affermazioni in oggetto.” Si aggiunge inoltre che “la critica – anche ove si conceda che i toni dell’articolo pubblicato su ‘L’Informatore Cronache Nostre’ possano essere ricondotti all’esercizio di tale diritto – si fonda su presupposti di fatto errati o, quantomeno, non adeguatamente provati, sì da risolversi in una apodittica e gratuita lesione della reputazione della persona offesa, facilmente identificabile dal pubblico dei lettori (costituito dai cittadini del Comune di Laveno Mombello).”
 
Dalle motivazioni della sentenza, emerge la figura di un’ex sindaco, e attuale consigliera, che pur di colpire gli avversari politici si basa su foglietti non ufficiali, inventa falsità e scrive bugie! Questo è inaccettabile.
 
Si tratta di una condanna in primo grado, e la Giacon potrà fare ricorso. Magari facendosi ancora difendere dall’ex presidente della Regione Piemonte, l’avvocato Roberto Cota, che l’ha difesa fino ad ora e che è quello che nel 2018 è stato condannato in appello a un anno e sette mesi di carcere per essersi fatto rimborsare per un totale di 25.000 euro, tra le altre cose, delle mutande verdi e un conto del macellaio.
 
Non era mai successo, nella storia di Laveno Mombello, che in Consiglio sedesse un consigliere condannato per aver diffamato un altro amministratore comunale. Come si sente la signora Giacon a restare in Consiglio davanti alla persona offesa, per di più su un giornale pagato allora da tutti i cittadini? Il Comune dovrebbe costituirsi parte civile qualora l’ex sindaco Giacon ricorresse! Non prova poi imbarazzo anche nei confronti delle 757 persone che nel 2015 l’hanno votata e che oggi sono rappresentate da una condannata? Davvero non ritiene opportuno dimettersi?


 
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